venerdì 24 marzo 2017

Questione di pelame

Leggo che per il nuovo film "Kong: Skull Island" il reparto di animazione ha lavorato per un anno sui 19 milioni di peli del gorillone. Non ho visto il film, ma mi chiedo se anche chi ha scritto la sceneggiatura ci abbia lavorato per almeno un anno.

Per "Ribelle - The Brave" fu sviluppato un software per la gestione dei 1500 capelli della protagonista ma questo è un numero infimo se paragonato a quello dei capelli di Elsa di "Frozen": ben 400.000, e per i quali è stato creato un ulteriore software apposito, ovviamente. Anna, la sorella di Elsa è più sfigata perchè a fluttuare ad ogni movimento della sua testa sono solo 140.000 capelli. A quanto pare, le protagoniste dei film di animazione hanno delle chiome più movimentate di quelle della Medusa, contrariamente alle attrici in carne e ossa che hanno i capelli così fissati che non gli si sposta una ciocca neanche se vanno nel tunnel del vento.

Forse lui è stato facile da animare
In "Monsters & Co." Sulley, il gigantesco protagonista azzurro, aveva oltre 2,3 milioni di peli individualmente animati e ci volevano dalle 11 alle 12 ore per realizzare ciascun fotogramma in cui il suddetto protagonista appariva. Il film è bellissimo, veramente bellissimo, ma lo sarebbe stato anche se Sulley avesse avuto un milione di peli di meno, per dire. Non è che un protagonista debba per forza sembrare un testimonial di shampoo & balsamo.

In "Zootopia" il numero di peli per ciascun animale varia dai 420.000 ai 9 milioni, con un effetto "foffoso" che i gatti che transitano quotidianamente nel mio giardino possono solo sognarsi. Forse se passassero i pomeriggi al salone di toelettatura potrebbero ambire ad avere cotali pelliccie cinematografiche.

A parte che non capisco perchè tanto iperrealismo nei capelli/peli/pellicce quando poi si fanno personaggi con un aspetto così irreale che io definirei oltre la caricatura:


Anche nei personaggi femminili "normali" c'è la tendenza a esagerare i tratti: le teste e gli occhi sono spesso molto più grandi del consueto. Il personaggio a sinistra è un po' anomalo perchè ha il naso grande, di solito le donne hanno dei nasi molto, troppo, piccoli.


Insomma, cari animatori, ho capito che sapete animare anche 80 milioni di peli però adesso basta. Cos'è, avete intenzione di metterci anche 80 milioni di pulci animate, su quei peli? E magari anche animare la pelliccia delle pulci? Mi vengono le vertigini...come quando si mette specchio contro specchio e si ha la sensazione di star per cadere in un vortice di infiniti mondi.

Perchè invece, cari animatori, non vi dedicate a differenziare un po' di più la mimica, la gestualità, le espressioni? Tante volte mi sembra di vedere sullo schermo sempre lo stesso personaggio, diverso sì nell'aspetto, ma con gli stessi movimenti, lo stesso modo di camminare, di muovere la bocca, con gli stessi gesti enfatici. Come quando si vede Julia Roberts o George Clooney o Jennifer Aniston che di film in film paiono recitare sempre la stessa parte. Mi piacciono questi tre che ho citato, ma diciamo che, quanto a recitazione, Daniel Day Lewis sta da tutt'altra parte.

Insomma, credo si sia arrivati a un punto in cui non ha nemmeno più tanto senso dire che un film ha dei bei effetti speciali. Lo si poteva dire 20 anni fa ma oggi, con i software che ci sono a disposizione, è quasi impossibile fare una ciofeca. Se vengon fuori schifezze non è certo per i mezzi tecnici non adeguati.

C'è una lieve brezza...vado in giardino a controllare se la peluria delle formiche si agita al vento...

venerdì 17 marzo 2017

Einstein and Eddington

Anni fa ho visto un documentario molto ben fatto su Einstein dove, in maniera avvincente, venivano raccontati vari aspetti della sua vita.

Si parlava del suo turbolento matrimonio con una studentessa di fisica la quale deve aver sofferto non poco per aver dovuto abbandonare gli studi; anche il fatto che Albert avesse una relazione con un'altra donna non ha certo aiutato. Dopo 16 anni, il matrimonio è finito in divorzio e Albert si è sposato con l'altra donna.

Si parlava poi diffusamente del periodo storico in cui Einstein ha iniziato la sua carriera, periodo fortemente segnato dalla prima guerra mondiale. Einstein era un convinto pacifista ed era uno dei pochi scienziati a non aver aderito alla causa bellica. Non riusciva a capacitarsi di come diversi suoi amici e colleghi potessero mettere tanto zelo nell'escogitare nuovi e sempre più potenti modi per distruggere vite. Il suo amico chimico Friz Haber era particolarmente invasato ed era riuscito a convincere l'esercito a utilizzare i gas tossici di sua ideazione. Se guardate una foto di Haber, ditemi se non vi viene in mente il Dr. Cyclops.

Il pezzo forte del documentario era però l'aspetto scientifico. Quando Einstein ha iniziato i suoi studi, il mondo della fisica era in crisi: le teorie di Galileo, formalizzate poi da Newton, per tre secoli erano rimaste praticamente inattacabili.

Galileo usava il volgare
anche per scopi divulgativi
Galileo sosteneva che le leggi della meccanica, cioè relative al movimento dei corpi, sono le stesse in qualsiasi sistema di riferimento inerziale. Dicesi "sistema di riferimento inerziale" un qualsiasi sistema dove vale il Primo Principio della Dinamica: un corpo o sta fermo o si muove con moto rettilineo uniforme, a meno che una forza non agisca sul corpo in questione. Il sistema di riferimento stesso può essere fermo oppure può muoversi in modo rettilineo uniforme.

Esempi: la stanza in cui sto ora scrivendo sta ferma, quindi è un sistema di riferimento inerziale. Esco di casa e la strada, che è dritta e non ha pendenze, è un altro sistema di riferimento inerziale. Anche un treno in corsa, o una nave che solca i flutti, o un'astronave che viaggia nello spazio sono sistemi di riferimento inerziali, purchè non cambino di velocità, né curvino, né sobbalzino, insomma ci siamo capiti.

Galileo inoltre ha detto che non c'è un sistema inerziale privilegiato. Se sono spaparanzata in spiaggia sotto il sole tropicale e vedo una nave che passa, posso giustamente pensare che io sto ferma e che la nave si sta muovendo. Ma anche quelli che sono spaparanzati a prendere il sole sul ponte della nave possono, altrettanto giustamente, pensare di essere fermi, mentre io, la spiaggia e il resto del mondo ci stiamo muovendo. Questa è la relatività galileiana.

Ora immagino sempre di essere distesa su questa ipotetica spiaggia e qualcuno in vena di scherzi mi tira una noce di cocco su un piede. Io starnazzo:"Ma porc* pu**ana! La noce è atterrata sul mio piede alla velocità di 10km/h! Vaff**nc**o!" (Anche io uso il volgare, forse non proprio come Galileo...)

Ecco che però, osservando il ponte della nave dalla spiaggia con una potente apparecchiatura stile James Bond, vedo che anche un'altra signora, mollemente adagiata su una sdraio, è vittima di uno scherzo del genere. Un gentile bambino le ha lanciato una noce sull'elegante piede e io riesco perfino a misurare la velocità con cui la noce atterra: ben 30km/h!!

Penso che la signora si è fatta senz'altro più male di me, invece la sento gridare esattamente le stesse identiche parole che ho gridato io. Dopo un momento di stupore, mi rendo conto che la differenza tra la mia misurazione e quella della signora sta nel fatto che io e lei siamo in due sistemi inerziali diversi che si muovono a velocità diverse, quindi nel mio sistema di riferimento, alla velocità della noce viene sommata anche la velocità della nave; nel suo sistema questa somma non avviene perché per lei la nave è ferma.

Quindi, le leggi sono sempre le stesse e valgono in tutti i sistemi inerziali però quando si fanno le misurazioni di spazi e velocità, bisogna tenere conto di dove si trova l'osservatore che fa queste misurazioni. Galileo ha scritto anche delle trasformazioni apposite, per passare da un sistema di riferimento a un altro.

Insomma, per quasi tre secoli tutto questo è andato bene fino a che...qualcuno ha visto la luce. O meglio, qualcuno si è accorto che la luce ha sempre la stessa velocità, indipendentemente dalla velocità del sistema di riferimento in cui la si misura! Colpo di scena, la teoria crolla.

Anche Joliet Jake ha visto la luce
In particolare, a mettere in crisi il sistema galileiano erano gli studi del fisico Maxwell che aveva capito che la luce era un'onda elettromagnetica, capace di propagarsi nel vuoto. E Maxwell aveva fatto tutto un sistema di equazioni per descrivere le onde e i campi elettromagnetici, ma tutto questo cozzava con le vecchie teorie.

Che fare? I fisici erano in crisi. Non sapevano se buttare le teorie di Maxwell o quelle di Galileo.
Maxwell o Galileo? Galileo o Maxwell?

E similmente a quell'acqua effervescente che si proponeva come il giusto mezzo tra il liscio e il gassato, entra in scena Einstein: la terza via, l'anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo.

Einstein dice che nei sistemi inerziali tutte le leggi sono le stesse, non solo quelle della meccanica ma anche quelle dell'ottica e dell'elettromagnetismo. Ma a una condizione: bisogna abbandonare il concetto di tempo assoluto così come lo conosciamo.

Quindi non solo lo spazio è relativo al sistema di riferimento in cui si fa la misurazione, anche il tempo lo è. E già che c'è, Einstein fonde lo spazio e il tempo in un unico concetto che molto originalmente viene chiamato spaziotempo. Al limite, se proprio si vuole usare un termine più originale, lo si può chiamare cronotopo.

Cosa vuol dire che il tempo non è assoluto? Vuol dire che un secondo dura diversamente per due osservatori che si trovano in sistemi inerziali diversi. Ad esempio: se un omino si trova in una astronave che va molto, molto veloce e spara un raggio luminoso su uno specchio posizionato sul soffitto, questo omino vedrà il raggio salire verticalmente e scendere verticalmente.

Immaginiamo ora che l'astronave passi vicino a un pianeta dove si trova un altro omino. Quello dentro l'astronave spara il raggio e quello sul pianeta osserva la scena. Ebbene, l'omino sul pianeta vedrà il raggio luminoso salire obliquamente (non più verticalmente) e scendere obliquamente. Secondo l'osservatore sul pianeta, il raggio luminoso fa un tragitto più lungo rispetto a quello che vede l'osservatore sull'astronave. Quindi se in entrambi i casi la velocità della luce è costante ma gli spazi percorsi sono diversi, è evidente che l'unico altro parametro che può cambiare è il tempo. Incredibile ma vero: il tempo scorre più lentamente per l'omino che viaggia molto velocemente sulla sua astronave.

Questo è un concetto decisamente rivoluzionario ed è anche difficile riuscire a visualizzarlo ma funziona proprio così: più veloce si va e più il tempo rallenta. E dirò di più: ad altissime velocità le lunghezze si accorciano. Veramente oltre ogni ipotesi fantascientifica: eppure è così.

Quindi per passare da un sistema inerziale a un altro si usano non più le trasformazioni galileiane, si usano bensì quello del fisico Lorentz, ma in definitiva, a basse velocità, le due trasformazioni praticamente si equivalgono.

E questa è in pratica la teoria della relatività ristretta, ristretta perchè si riferisce soltanto ai sistemi inerziali. Einstein non è però soddisfatto, lui punta a qualcosa di più generico. I sistemi inerziali, alla fin fine, sono qualcosa di praticamente virtuale. Cosa si muove di moto rettilineo uniforme? Quasi niente, la Terra men che meno e così anche i pianeti e i vari corpi celesti.

A questo punto, ecco che un altro grande fisico sta per ricevere una tremenda stoccata. Proprio lui, sir Isaac Newton, con la sua teoria gravitazionale. Newton asseriva che due corpi qualsiasi si attraessero tra loro ma non riusciva a capire bene cosa fosse questa forza di attrazione. Newton era addirittura imbarazzato per il fatto di non riuscire a spiegare la cosa.

Nonostante tutto, con la sua legge di gravitazione universale si riesce a descrivere accuratamente tutte le orbite dei pianeti del sistema solare con l'eccezione di quella di Mercurio, per la quale si verifica un leggerissimo errore. Se il problema fosse solo quello, vabbè, non sarebbe una gran cosa. Ci sono altre falle, ben più gravi, nella teoria newtoniana. Secondo questa teoria, se Giove, ad esempio, sparisse di colpo, questo cambiamento verrebbe comunicato istantaneamente agli altri pianeti. Ciò significa che questa misteriosa forza di attrazione gravitazionale sarebbe più veloce della luce e questo non è possibile.

Einstein se ne esce con una idea strabiliante: ogni corpo è in grado di curvare lo spaziotempo che lo circonda. Questo fenomeno viene spesso visualizzato con una immagine del genere: si visualizzi due persone che tengono un lenzuolo sospeso in modo che questo sia parallelo al terreno. Al centro del lenzuolo si butta una palla; ecco che la palla curva il lenzuolo e qualsiasi altro oggetto più piccolo, se viene appoggiato sul lenzuolo, tenderà a rotolare verso la palla.
Ovviamente questa è una semplificazione estrema ma l'immagine aiuta a capire il senso della teoria e a spiegare come funzioni "l'attrazione" tra due corpi e a escludere quindi strani fluidi magnetici.

Cronotopo
Einstein asserisce che anche la luce, quando è in prossimità di una grande massa, viene influenzata dalla curvatura dello spaziotempo e ritiene che che il fenomeno sia "facilmente" verificabile in maniera sperimentale. L'idea è quella di vedere come si comporta, in prossimità del sole, la luce di una stella: subisce una deflessione oppure no?

Naturalmente, in condizioni normali, il sole è troppo luminoso e le stelle non si riescono a vedere ma quando c'è un'eclissi totale è possibile fare una foto al sole e vedere le stelle in prossimità del disco. Facendo un confronto con una foto notturna delle stesse stelle si dovrebbe riuscire a vedere se c'è una differenza di posizione. Se c'è differenza di posizione vuol dire che la luce è stata curvata.

Nel 1912, col desiderio di dimostrare sperimentalmente la sua teoria, Einstein fa un appello al mondo dell'astronomia:"Andate e misurate" ma siccome Einstein all'epoca è praticamente sconosciuto, il mondo dell'astronomia gli risponde con un menefreghistico silenzio. Solo un giovane e baldanzoso studente, tale Erwin Freundlich, gli risponde e si offre di collaborare. Durante il viaggio di nozze di Freundlich, i due si incontrano e parlano della missione. Mi immagino la gioia della moglie di Freundlich: passare il viaggio di nozze con il marito monopolizzato da uno che parla di fisica tutto il tempo.

Questo Freundlich è uno che si dà da fare e coinvolge nella missione addirittura un certo astronomo americano, tale William Wallace Campbell, pioniere della spettroscopia astronomica e quindi dotato di potenti mezzi per osservare e fotografare i corpi celesti.

Nel 1914 Freundlich e Campbell vanno in Crimea per fotografare l'eclisse prevista per il 4 agosto. Han già preparato tutta l'apparecchiatura, sono praticamente pronti a fotografare ma...arrivano dei soldati russi dicendo che la Germania ha dichiarato guerra alla Russia per cui Freundlich, in quanto tedesco, viene preso come prigioniero di guerra. Campbell, essendo americano, può star lì a guardare l'eclisse.

Il momento dell'eclisse è giunto, Campbell si mangia le unghie per la tensione...si vedrà qualcosa? No, non si vedrà niente. Il cielo è pieno di nuvole per cui dell'eclissi non si vede una beneamata fava.

Einstein è abbastanza depresso per l'esito negativo della missione però continua a lavorare alla sua teoria. Riguardando i suoi calcoli, fa una scoperta: sono sbagliati! Ebbene sì, anche i geni sbagliano a far di conto. Se in Crimea Campbell fosse riuscito a fare la foto, si sarebbe visto che la luce si curva solo la metà di quello che Einstein aveva calcolato. Menomale che la missione fotografica era andata male, sennò sai le figure.

Passa altro tempo durante il quale Einstein rifà tutti i conti, finisce di dimostrare per bene la teoria e la presenta in pubblico. Il problema è che manca sempre questa prova sperimentale. Comunque per l'8 giugno 1918 è prevista un'altra eclissi la cui totalità sarà visibile in California, praticamente a casa di Campbell, manco farlo apposta.

Stavolta però Campbell deve fare delle misurazioni con strumenti di fortuna, dal momento che la sua apparecchiatura è rimasta in Crimea. Sulle prime, anche stavolta le condizioni meteo sono avverse: le solite nubi coprono il sole. Invece, proprio all'ultimo momento, le nubi si squarciano e il sole eclissato appare in tutto il suo splendore (questa frase è quasi un ossimoro).

Quando le foto vengono esaminate, però, sembra che le stelle si presentino nella solita posizione. A quanto pare, Einstein ha torto. Campbell però non se la sente di dare un giudizio così lapidario basandosi su foto scattate con strumentazioni non eccellenti e si prende del tempo per verificare meglio.

Nel frattempo, a Cambridge, il brillante astronomo Arthur Eddington viene a conoscenza della teoria di Einstein e ne rimane subito affascinato. Eddington è un quacchero e quindi un pacifista per cui è uno dei pochi a cui non frega niente che la teoria della relatività sia stata ideata da uno scienziato tedesco. Quando poi scopre che Einstein è pure lui un pacifista, manca poco che si faccia la T-Shirt con scritto:"Einstein my BFF".

Arthur Stanley Eddington
Eddington ritiene che la teoria di Einstein sia troppo bella per non essere vera e, siccome per il 29 maggio del 1919 è prevista un'altra eclissi, Eddington decide di andare personalmente a fare le foto. L'eclissi sarà visibile al meglio in Africa, sull'isola di Principe. Anche stavolta il tempo fa gli scherzetti, con le nuvole che fino all'ultimo sembrano voler eclissare l'eclissi, invece, fortunamente, Eddington e la sua squadra riescono a fare delle foto perfette.

Nel frattempo, Campbell arriva a Londra per tenere una riunione alla Società Astronomica e rivelare finalmente l'esito dell'analisi delle fotografie dell'eclissi californiana. Rullo di tamburi, la suspense è alle stelle, tutti col fiato sospeso per sapere se questa benedetta teoria è o non è verificata.

Campbell parla e dice: no, la luce non si è curvata come previsto da Einstein. Gli astanti non si sono ancora ripresi dalla notizia quand'ecco che accade un colpo di scena: la riunione viene interrotta da un telegramma di Eddington che dall'Africa scrive che, in base alle sue prime analisi delle lastre fotografiche, Einstein ha ragione!

Dopo diversi mesi e dopo un'analisi dettagliata delle fotografie, Eddington conferma ufficialmente la teoria di Einstein il quale assurge agli onori della cronaca mondiale e diventa una superstar, probabilmente l'unico scienziato a diventare famoso come un divo del cinema.

Dopo la visione di questo avvincente documentario, ho pensato:"Dovrebbero farci un film!" E in effetti il film lo hanno fatto anche se, a dire il vero, il film e il documentario sono dello stesso anno per cui probabilmente il film non è stato ispirato dal documentario (e non è nemmeno l'unico del periodo).

Il titolo originale del film è: "Einstein and Eddington" mentre il titolo italiano è: "Il mio amico Einstein". Non la trovo una scelta proprio fantastica dal momento che praticamente tutti i film che contengono le parole "il mio amico" nel titolo sono o film per ragazzi oppure sono commedie più o meno assurde. Avendo in mente film come "Il mio amico Alf" o "Il mio amico Zampalesta" oppure "Il mio amico Jekyll" (con Raimondo Vianello nei panni di Jekyll) non mi aspettavo granché da "Il mio amico Einstein". Pensavo sarebbe stato qualcosa come "Genio per amore", per dire.

Einstein and Eddington
Invece il film è serio e racconta alcune delle cose che ho scritto in questo post e viene dato molto spazio al personaggio di Eddington. La pellicola è gradevole ma non va oltre il livello di sceneggiato tv; diversi fatti avvenuti nella realtà e che ben si sarebbero adattati a essere inseriti in un film non sono stati messi e si sono invece privilegiate le solite questioni personali dei protagonisti.

Secondo me si poteva dar più spazio all'aspetto scientifico invece di insistere troppo sui problemi di cuore di Einstein e di Eddington. Anche gli aspetti privati dei grandi personaggi possono essere interessanti però bisogna trovare la chiave giusta. Ad esempio: vuoi parlare del matrimonio difficile di Albert? Bene, allora concentrati prevalentemente su quello e magari lo racconti dal punto di vista della moglie che, in quanto donna di inizio '900, doveva per forza scegliere tra famiglia e carriera.

Invece in questo film le cose vengono raccontate come negli sceneggiati, dove le questioni personali dei personaggi famosi diventano centrali e permettono di seguire la storia sul divano mentre si fa all'uncinetto e ogni tanto si va in cucina ad arraffare un pezzo di pane. In questo modo, tutti i personaggi vengono livellati, potrebbero essere musicisti, scienziati, scrittori, stilisti...tendono tutti ad assomigliarsi.

Molta gente sembra abbia quasi paura della scienza e la considera come qualcosa che solo "gli addetti ai lavori" possono capire. Certo, tanti concetti non sono mica facili; la fisica, poi, richiede capacità di astrazione non indifferenti. Però è possibile spiegare le cose in maniera chiara per tutti e con un film dovrebbe essere anche più facile, dal momento che "un'immagine vale più di mille parole". Inoltre penso che si possa fare divulgazione in maniera divertente e non pedante. Eddington stesso era un eccellente divulgatore, molto dotato di senso dell'umorismo e le sue conferenze erano seguitissime.

Tornando al film, Einstein è interpretato da Andy Serkis che, per una volta tanto, appare sullo schermo in carne e ossa e non troppo truccato. Il suo Einstein mi è sembrato un po' troppo brillante ed estroverso; non sono del tutto sicura che Einsten fosse proprio così ma potrei sbagliare. Invece mi è molto piaciuto David Tennant nel ruolo di Eddington: l'ho trovato espressivo ma non esagerato.

Insomma, visto il materiale, si sarebbe potuto fare di più.

Mi sono accorta ieri che se avessi finito il post per il 14 marzo, sarebbe stato perfetto perchè era il compleanno di Einstein, ma ci ho messo un sacco a scriverlo e ho finito tardi.

Chiudo con una battuta vista sulla Settimana Enigmistica:
Frank Einstein: un mostro della fisica

sabato 4 marzo 2017

Metodi didattici a confronto:
Coach Carter vs Whiplash

Nel post di oggi, prenderò in esame due film di ambientazione scolastica (quelli del titolo) e metterò a confronto le figure dei due docenti protagonisti. Questi docenti hanno in comune non solo la pelata, ma anche i metodi severi e inflessibili. Chi uscirà vincitore dal confronto? Staremo a vedere.

carter vs whiplash

Quando ho letto la trama di "Coach Carter", prima di vederlo, ho pensato che il film si inserisse bene in quel filone cinematografico in cui i protagonisti sono dei malcapitati insegnanti che si ritrovano alle prese con scolaresche problematiche, svogliate, disadattate, indifferenti. Spesso questi film iniziano con i professori che non vengono degnati di uno sguardo dagli alunni e finiscono con gli stessi professori portati in trionfo dagli allievi, diventati nel frattempo studiosissimi. Questi film sono sì gradevoli ma contengono il più delle volte un alto tasso di retorica.

Inoltre, Coach Carter veniva spesso trasmesso su una rete per famiglie e questo fatto, unito alla retorica di cui sopra, mi faceva venire ancor meno voglia di vederlo. Se la retorica normale è da prendere col contagocce, quella di tipo adolescenziale è da assumersi a dosi omeopatiche.

Poi però, mi sono accorta che il protagonista era nientemeno che Samuel Jackson e allora, vinti tutti gli indugi, ho deciso di dare una chance al film e di avventurarmi nella visione. Se c'è Samuel Jackson - mi sono detta - il film non può essere troppo banale.

Samuel Jackson interpreta il coach Carter che, come si può forse intuire, non è veramente un professore. È bensì un allenatore di basket e viene incaricato di occuparsi della squadra di pallacanestro di una scuola situata in un quartiere malfamato dove l'attività principale è lo spaccio e la seconda attività principale è la rissa con coltello.

Come previsto, i ragazzi non sono né disciplinati né studiosi ma almeno hanno voglia di giocare a basket. Il coach però mette subito in chiaro le regole da rispettare per poter far parte della sua squadra. Innanzitutto bisogna smetterla di parlare come scaricatori di porto. Inoltre bisogna vestirsi decentemente e arrivare puntuali. Dulcis in fundo, bisogna frequentare tutte le lezioni (non solo quelle di basket) e avere una media superiore a un certo valore stabilito dal coach. Si noti quindi che le regole, per la gran parte, non riguardano il basket.

Tutti dicono sì sì va bene, accettiamo le regole ma il coach non è mica fesso: fa firmare a tutti un bel contrattino così che quelli che firmano non abbiano poi da lamentarsi se vengono sbattuti fuori dalla squadra per non aver rispettato le condizioni del contratto.

Bene, iniziano gli allenamenti sotto la direzione esigente del coach che non esita a escludere dalla squadra chi non si comporta come da contratto, anche se è bravo a giocare. Inizia la stagione delle partite e la squadra va alla stra-grande, sempre prima in classifica.

Dopo qualche tempo, il coach decide di andare a verificare se i suoi allievi stanno rispettando il contratto. Naturalmente, diversi ragazzi non studiano, non hanno la media richiesta e addirittura c'è qualcuno che non va neanche a lezione.

Il coach si incacchia alla grande e si sente pure preso in giro. Come punizione, decide di interrompere gli allenamenti, di chiudere la palestra e di non far partecipare la squadra alle successive partite di campionato. Tutto tornerà alla normalità solo quando i ragazzi si saranno messi in pari con lo studio.

La sua decisione attira le ire di tutti: non solo quelle dei ragazzi ma anche quelle del preside, dei genitori, perfino di altri professori.
"Come osa lei", dicono i genitori, "non far giocare i nostri figli che sono tanto bravi?"
E il preside rincara:"Come osi tu far incavolare i genitori?"
Non so perchè, ma la situazione mi ricorda un po' quella della moderna italica scuola.

Insomma vien fuori un casino, il coach viene addirittura aggredito fisicamente e a scuola gli fanno persino una sorta di processo. Lui però è un figo, tiene duro e cerca di far capire a quei cialtroni che gli danno contro che innanzitutto bisogna insegnare ai ragazzi la disciplina e che il fatto di essere atleti non dà loro il diritto di fare tutto quel cavolo che vogliono, infrangendo le regole che avevano promesso di rispettare.

Inoltre, il coach fa un discorso molto pratico e cerca di spiegare che se i ragazzi avranno dei voti decenti alla fine della scuola potranno, anche grazie al basket, andare al college che è probabilmente l'unica opportunità che hanno per sfuggire a quel quartiere malfamato dove è altamente probabile che finiranno in prigione, se va bene. Se va male, ci lasceranno le penne.

Insomma il coach è un tipo deciso e coerente. O si fa come dice lui oppure, fanculo tutti, che si arrangino, lui se ne va. No anzi, il coach non dice proprio così, perchè aborre il turpiloquio per cui al massimo potrebbe dire:"Go to that country".

Ma ora passiamo al secondo film - "Whiplash" - vincitore di un milione di premi assortiti.

Stavolta la scuola non è in un quartiere malfamato ed è anzi una scuola prestigiosa. Un prestigioso conservatorio, per la precisione.

Il protagonista del film è un ragazzo che studia batteria. Una sera, mentre si sta esercitando solo soletto in una stanzetta, arriva un professore ad ascoltarlo. Il professore - tal Fletcher (e non è parente di Jessica) - lo invita a far parte della sua band, formata solo da studenti selezionatissimi.

Il ragazzo, tutto contento, inizia a partecipare alle prove con la band ma non tarda molto a sperimentare i metodi violenti di Fletcher. Questo sedicente professore non esita a gridare e a insultare, picchiare, umiliare i suoi studenti.

Non solo, tiene gli allievi constantemente sulla corda cambiandoli continuamente di ruolo: da principale a riserva e viceversa, fomentando una malsana competizione tra alunni.

Il ragazzo ha un carattere molto forte e non si lascia abbattere e anzi, si getta anima e corpo nello studio. Molla la fidanzatina e si esercita come un pazzo fino a farsi sanguinare le mani.

Dopo vari casini che non sto a narrare, il ragazzo viene espulso dal conservatorio ma salta fuori che il professor Fletcher è stato probabilmente responsabile del suicidio di uno studente, tempo addietro. I genitori di questo studente morto vogliono far licenziare il professore e chiedono al ragazzo di collaborare con loro, come testimone anonimo.

Non proseguo oltre con il racconto della storia e mi limito a dire che il finale è abbastanza ambiguo, può essere interpretato in più di un modo e uno di questi non mi piace per niente.

Chiarisco subito che il film è ottimamente recitato, ottimamente girato, fotografato, realizzato e tutti gli altri "-ato" che vengono in mente. Dal punto di vista cinematografico, questo film è superiore a Coach Carter anche se Samuel Jackson è veramente carismatico e bravo.

Detto ciò, ho trovato il film disturbante. Mi sono chiesta: ma qual è il messaggio che l'autore voleva dare? No perché l'unico messaggio che viene in mente a me è:"Guardate, è proprio così che non si insegna". Avete presente quando in tv ci sono certi personaggi che fanno cose pericolosissime e appare in sovraimpressione la scritta:"Non fatelo a casa"? Ecco, io avrei fatto sovraimprimere al film "Non fate così in nessuna scuola".

Dubito però che l'autore dell'opera intendesse dire questo. Anche leggendo molti dei commenti al film sembra di capire che il senso della storia sia grossomodo: vale la pena sacrificarsi fisicamente, emotivamente e relazionalmente per l'arte?

Premesso che so - e non per sentito dire - che per suonare da bene a benissimo uno strumento bisogna farsi un mazzo tanto. Non basta fare gli occhioni da cane bastonato e dire:"è il mio sogno, ci riuscirò perchè ci credo e non so fare altro."

Analizziamo la frase in corsivo che ho scritto sopra.

Mimì Ayuhara con i polsi non
ancora sanguinolenti
Per quanto riguarda il sacrificio fisico, beh, suonare ore e ore di seguito non è tanto riposante, questo è sicuro, ma lavorare in miniera direi che è un tantino peggio. Inoltre mi pare un po' assurdo vedere un musicista che suona fino a spaccarsi le mani. Dopo due giorni ti viene la tendinite e allora che fai? Ti ingolli tutta la scatola degli antidolorifici e continui a suonare? La tua carriera di musicista finisce ancora prima di iniziare. Non siamo nel cartone di Mimì Ayuhara dove la protagonista si allenava a fare bagher con le catene ai polsi.
Il corpo deve essere tenuto da conto. Il musicista Robert Schumann aveva tentato strani esperimenti, tipo fasciarsi un dito allo scopo di migliorarne l'articolazione, col risultato di trovarsi col dito semiparalizzato e con problemi vari a tutta la mano. Carriera pianistica andata a monte e menomale che lui era sufficientemente dotato per dedicarsi alla composizione.

Passiamo al sacrificio emotivo. A volte può essere frustrante studiare ripetutamente noiosi esercizi o non riuscire, nonostante gli sforzi, ad ottenere i risultati desiderati. Però, a meno di non avere un insegnante psicotico o pedagogicamente incompetente, il disagio emotivo è di solito tollerabile. Avevo un insegnante che era, pur con i suoi difetti, un buon insegnante e che ogni tanto "svergognava" di fronte a tutti quegli studenti che lui reputava bravi, allo scopo di spronarli. "Come?? Non sai quando è stato il Concilio di Trento???" Non era piacevolissimo trovarsi in quella situazione - quando si viene ripresi non è mai piacevole - ma non era di certo umiliante né si veniva offesi. Niente a che vedere con quello che si vede nel film.

E ora l'aspetto relazionale. Bah, io di musicisti eremiti non ne conosco. E voi risponderete: beh se stanno nel loro eremo non li conosci di certo. A parte gli scherzi, se un impiegato lavora otto ore e ha tempo per avere amici e famiglia, perché non dovrebbe avere tempo per le relazioni un musicista professionista il cui lavoro consiste nel suonare otto, nove ore al giorno? Ci sono, è vero, delle fasi in cui ci si dedica al 98% del tempo allo studio ma insomma dai, a me sembra che i musicisti, anche famosi, han tutti amici, famiglie e quant'altro. Che poi, il jazz (visto che in Whiplash si suona il jazz) è una musica che si fa prevalentemente non in solitaria. I grandi jazzisti passavano le nottate a suonare assieme e a imparare uno dall'altro.

E ora concentriamoci un attimo sulla seconda parte di quella frase: tutti 'sti sacrifici bla bla per l'arte.
Ecco, esattamente dov'è che si parla di arte nel film?

[Silenzio. Sterpaglia che rotola nel deserto]

No perché a me non sembra proprio che nel film si parli di arte, quanto piuttosto di tecnica spinta all'estremo e sfociante nel virtuosismo. L'arte è qualcosa di diverso, l'arte è un'intuizione, un pensiero che altri non hanno avuto, una palla buttata qualche metro più in là oltre il confine dell'esplorato.

La sterpaglia si chiama "rotolacampo".
Eccola nel particolare di una foto di Jez Arnold
Certo, la tecnica è fondamentale, nessuno lo nega. Se mi metto a cantare l'aria della regina della notte, tratta dal Flauto Magico di Mozart, dovrò avere una tecnica mostruosa (e non solo) per rendere al meglio il senso artistico e non sembrare un volatile starnazzante.

Ma non bisogna pensare che la tecnica sia la cosa più importante. I grandi musicisti, soprattutto nel jazz dove c'è meno distinzione tra interpreti e compositori, anche se erano dei virtuosi, non sono mica entrati nella storia per quel motivo. E ci sono diversi grandissimi musicisti, come Thelonius Monk o Miles Davis che non erano nemmeno così eccelsi dal punto di vista tenico eppure sono lì, col nome scritto a lettere di fuoco nella storia della musica.

Fletcher, secondo me, di arte non parla mai.

Ed eccoci arrivati al nostro professore. Non sfuggirà al becco della CineCivetta!

In una scena, l'esimio parla di come il suo metodo serva a tirare fuori il meglio dagli allievi e, a riprova di questo fatto, narra di come una volta Joe Jones abbia lanciato un piatto in testa a Charlie Parker, durante un concerto, rischiando di decapitarlo. A detta di Fletcher, è stato proprio questo fatto a far scattare la molla in Parker che si è messo a studiare come un pazzo raggiungendo livelli eccelsi di bravura. Se Jo Jones avesse detto a Parker:"Buon lavoro (good job)", l'altro non sarebbe diventato il grande musicista che è diventato.

Non so da dove partire per smontare questa sequela di cazzate. A parte il fatto che probabilmente Fletcher deve aver visto qualche volta di troppo il film "Goldfinger", dove il cattivo asiatico uccide la gente lanciando il suo cappello la cui tesa è una lama affilata. Non si spiega altrimenti la trasformazione dell'aneddoto su Jones e Parker. Intanto Parker stava suonando male, durante quel concerto, quindi dirgli "good job" sarebbe stato assurdo. Inoltre Jones gli lanciò un piatto ai piedi e, a quanto pare, non con rabbia ma come per dirgli:"per stasera basta". L'episodio era quindi un tantino diverso da come la racconta Fletcher. Come se non avesse già abbastanza difetti, il nostro prof è anche un gran cazzaro.

Questo è il cattivo Odd Job il cui
nome ha una curiosa assonanza con
il termine "good job". Forse per quello
Fletcher si è confuso.
Mi piacerebbe proprio sapere se c'è qualche musicista famoso che ha avuto un insegnante della risma di Fletcher e che grazie a quell'insegnante è diventato un grande. Secondo me non ce ne sono.

Inoltre, secondo Fletcher, se non fai come fa lui, che usa il metodo del bastone, vuol dire che stai usando il metodo della carota. Quindi fare come fa il coach Carter significa usare il metodo della carota.

Dire a un allievo:"No, guarda, non va bene come suoni" significa essere morbidi e usare il metodo della carota.

Fletcher ama il metodo del bastone che è l'unico che funziona, secondo lui. A parte che più che "del bastone", sembra il metodo della mazza chiodata. Della serie, diamo dieci mazzate all'allievo, se sopravvive bene altrimenti avanti il prossimo. Più che un metodo di insegnamento, a me questa sembra una tecnica di combattimento adatta a qualche troll uscito da World of Warcraft.

E il nostro Fletcher si lamenta di non aver mai trovato tra i suoi allievi un Charlie Parker o un Louis Armstrong. Ma pezzo di un cretino che sei! Sarebbero potuti esserti passati sotto il naso 20 o 30 di musicisti del genere che non te ne saresti neanche accorto, preso com'eri dalle tue cacchiate sadiche.

Quindi chi vince la tenzone?
Il professore severo ma corretto che ti insegna non solo la sua materia ma ti dà una visione più ampia delle cose e che trasuda rispetto da ogni poro così che tu dai il massimo per poterti sentire dire Bravo! da lui, perché sai che un suo "bravo" non è detto tanto per dire
oppure
Il "professore" pazzo che dovrebbe insegnare musica e invece non sa neanche dove la musica stia di casa (perché se lo sapesse, qualcosa di significativo e intelligente te lo avrebbe detto) e che non merita neanche un atomo di rispetto?

Domanda retorica.

sabato 25 febbraio 2017

Recensione lipogrammica estrema:
Good People

Good People
[Edit: Un ringraziamento al mitico Daniele che col suo occhio da falco ha individuato gli errori che avevo commesso nella prima versione del post]

Per filmetti privi di pretese come questo, ho deciso di divertirmi con recensioni insolite. In questo post, per essere precisi, non userò il primo simbolo di quell'elenco di elementi che tutti conoscono e con cui si scrivono i libri e si compongono i discorsi. Per essere un po' più espliciti, eviterò quindi quel simbolo che nel suddetto elenco precede "b".

Come dice il titolo del post, il film in questione è "Good people" del 2013.
Si svolge nell'effervescente metropoli con il British Museum e il London Eye. Un uomo e consorte sono un po' tristi per problemi economici e per motivi di prole che vorrebbero giungesse e che invece non giunge: essi vorrebbero divenire genitori però i figli per il momento non vengono.

Un giorno, nell'edificio in cui vivono, i due coniugi scoprono un morto e un borsone pieno zeppo di sterline. Decidono di tenere i soldi tenendo segreto l'episodio. Cioè, coinvolgono le forze dell'ordine però non dicono loro del borsone.

Siccome il morto è morto per overdose, un poliziotto decide di tenere d'occhio i coniugi intuendo che i due non dicono proprio tutto. Inoltre, il poliziotto è sicuro che c'è un nesso con un diverso decesso, sempre per overdose, che lo coinvolge in modo diretto.

Dopo un due, tre giorni, i coniugi decidono che è il momento di spendere, un po' per il mutuo, un po' per degli elettrodomestici. Ben presto però, un individuo chiede loro un incontro. Questo individuo è colui che ritiene di dover essere il "legittimo" possessore (certo, non proprio nel senso stretto del termine) dei soldi ed è un tizio molto pericoloso, un pezzo grosso del giro delle droghe. Questo tizio rivuole i suoi soldi però non è l'unico: ci sono ulteriori loschi figuri che sconvolgono le esistenze dei due sposini.

Film che scorre liscio, privo di guizzi o sorprese e pure privo di tensione. Gli interpreti non eccedono nell'esprimere emozioni e sentimenti. Questo non è un difetto; se però ci si mette pure il ritmo lento, l'effetto complessivo è quello di un episodio dell'ispettore Derrick, storico telefilm vecchio di tre decenni, con in più un leggero tocco di quel recente telefilm, sempre tedesco, che denominerò Pitone 11 (ho dovuto servirmi di un diverso serpente).

Tutti sono molto compìti, pure nei momenti di crisi. Uno dei delinquenti non si permette di emettere un suono nemmeno mentre gli vengono messi dei chiodi nei piedi! Forse, essendo inglesi, devono tutti tenere un certo contegno.

Il direttore delle riprese è un certo Henrik Ruben Genz, che vide le sue prime luci nel posto dove c'è un regno il cui erede è un principe di nome Federico. Forse è lui (Genz, non il principe Federico) il motivo dello stile nordeuropeo simil - teutonico del film.

Giudizio complessivo: filmetto privo di disonore e di lode, visibile con un secchio di popcorn e tre birre.


Un ultimo pensiero per il poster: sembrerebbe sul genere di quello di un film del 1997 con George Clooney e l'ex moglie di Tom Cruise, con i due interpreti che corrono in modo vigoroso verso un ipotetico pubblico.

---------------------------------------

Sulle prime volevo chiudere qui il post, invece ho poi deciso di procedere. Recensire il film di nuovo, reinserendo il simbolo escluso e togliendone uno diverso. Sempre più difficile!

-----------------------------------------

Si va quindi avanti cambiando tinta: la trascurata "a" ritornaaaaaaa! Lo fa con gran giubilo unito a gioia! Ma un altro simbolo ha stabilito di far vacanza: sì, il simbolo dopo la "d". Sarà dura ma ci provo, dai.

Il titolo non sarà riscritto a causa di ovvi motivi, tra l'altro l'ho già scritto sopra. Hum...giusto, sa un po' di scusa unita a pigrizia. Posso sfangarla con una parafrasi italica fatta con un po' di fantasia? Il titolo lo trasformo in "Buoni individui". Dai, più di così! Il significato non cambia troppo.

Il titolo ha sì causato un piccolo fastidio, ma non così farà la città in cui si svolgono i fatti narrati dal film.

A Londra, una coppia con difficoltà di soldi sogna un figlio. Un giorno, la coppia trova in una stanza sotto il proprio alloggio, un uomo morto con una borsa colma di contanti. La coppia chiama la polizia ma occulta i soldi. I poliziotti non sanno nulla, quindi, sui quattrini nascosti.

Ma un poliziotto risulta più furbo di altri: ha subodorato qualcosa di losco. Infatti, il morto trovato dai coniugi ha raggiunto una miglior vita a causa di un quantitativo massiccio di droga. Un fatto così va approfondito. Il poliziotto ha un lutto privato causato dalla droga. Chi ha dato la droga a sua figlia, magari poi l'ha data al morto trovato dai coniugi.

I succitati coniugi, intanto, fanno acquisti di vario tipo convinti di passarla liscia, ma un boss malavitoso, pratico di spaccio di droga, si fa vivo con la coppia arrogandosi tutti i diritti sulla grana. Il boss turba la vita agli sposi ma non sarà l'unico: altri loschi individui irrompono in casa mirando ai quattrini.

Il film fila via in modo tranquillo, privo di guizzi o di fatti straordinari o singolari. Non ci sono passaggi al cardiopalma, insomma tutto un po' piatto ma lo si guarda, 'sto film. Il ritmo placido unito all'aplomb dimostrato dagli attori mi hanno ricordato il clima di alcuni gialli da TV, girati a Monaco intorno agli anni '70. In alcuni punti, ho avuto il dubbio di star guardando addirittura Cobra 11.

Tutti sono molto compìti, non si sbilanciano troppo. A un cattivo inchiodano gli archi plantari ma lui non fa manco un singulto, solo una smorfia di fastidio. Sarà mica una cosa tipica da popolo nordico: la ritrosia unita alla calma col rifiuto di ogni piazzata?

Il tocco nordico sarà magari dovuto a chi grida:"Ciak si gira!", i cui natali ha in Danimarca.

Giudizio riassuntivo: film privo di infamia, privo di doti singolari, da guardarsi sbracati sul divano con quattro bidoni di pop corn innaffiati da una birra.

Critica sulla locandina: assomiglia alla locandina di un film datato 1997 con la Kidman in coppia con il dottor Ross. Gli attori, in fuga da qualcosa, corrono addosso al pubblico.
--------------------------

Mamma mia, ho sudato otto maglioni quando ho scritto i paragrafi soprastanti ma ormai porto avanti l'ardua prova autoimpostami.

---------------------------

sabato 18 febbraio 2017

Come sposare un milionario

Questo film del 1953 narra la storia di tre ragazze che affittano un appartamento superlusso nel bel mezzo di Manhattan, al solo scopo di accalappiare dei milionari da sposare.

In questa pellicola c'è tutto il glamour hollywoodiano dei tempi d'oro.

C'è l'orchestra che, prima dei titoli di testa, suona per 5 minuti buoni.

Ci sono - non una - ma ben tre grandi dive.

C'è Lauren Bacall, all'epoca sposata con Humphrey Bogart di 25 anni più vecchio, che dice a un milionario: "Mi piacciono gli uomini più vecchi: Roosevelt, Churchill o come si chiama? Quello che recita nella Regina d'Africa" (Bogart, naturalmente)

C'è Betty Grable che si prende similmente in giro. Lei all'epoca era sposata con il trombettista Harry James e in una scena, sentendo suonare un musicista alla radio, si dichiara stra-sicura che quello è proprio Harry James...salvo poi venire smentita dal presentatore che annuncia un certo Ziggy Colombo (musicista, pare, inesistente).

C'è Marylin Monroe che fa la cecàta che non vuole mettersi gli occhiali perché sennò gli uomini non la guardano e allora va a sbattere dappertutto e legge libri all'incontrario.

C'è il grande e lussuoso negozio di abbigliamento dove le modelle ti fanno una sfilata solo per te (con abiti oribbili proprio).

Ci sono un sacco di battute e il ritmo è buono.

Però...io sta cosa la devo dire. Quando ho visto il film la prima volta anni fa, ho pensato che era divertente. Punto.

Quando l'ho rivisto qualche settimana fa, si è risvegliata in me la femminista che non sapevo di avere. Mi scoccia vedere queste donnette che come unico interesse hanno quello di fare la bella vita. Mi scoccia vedere la superficialità di queste protagoniste che, tra l'altro, vedono nel matrimonio con qualsiasi riccastro la soluzione per realizzare le loro pseudo-ambizioni.

Va bene, è un film commedia, ed è anche divertente. Le intenzioni sono probabilmente satiriche se non fosse che nella realtà ci sono davvero persone il cui unico interesse è quello di cambiarsi outfit ogni tre ore (e farsi anche 827 foto a ogni cambio). Persone che cercano il riccone per accasarsi e sistemarsi a vita.

Ecco, questo mi infastidisce: prendere delle protagoniste, secondo me non tanto simpatiche né interessanti, e avvolgerle nella patina stellata di Hollywood, che tutto fa brillare e tutto rende accettabile.

Leggo che Nicole Kidman avrebbe acquistato i diritti d'autore della sceneggiatura e si sta preparando a fare il remake del film. Cara Nicole, spero che tu alzi un po' il tiro, altrimenti è meglio se lasci tutto nel cassetto e ti dedichi ad altro.

mercoledì 15 febbraio 2017

Tomorrowland

Tomorrowland
Tomorrowland.
Sottotitolo: WTF? E chevvordì?

Ho deciso di guardare questo film dopo averne sentito parlare bene. Alla fine della visione mi sono accorta di non averci capito granché, quindi le possibilità sono due: o io sono totalmente fessa o il film è una fesseria totale.

Ho anche qualche difficoltà nel riassumere la trama, comunque ci provo. Probabilmente ci saranno spoiler ma non scenderò troppo nel dettaglio, non dirò il finale e cercherò di concentrarmi sulle cose assurde (a dire il vero, il film è tutto assurdo).

1964 - Alla fiera, non dell'est, bensì a quella di New York, arriva un bambino con un prototipo non proprio funzionante di jet-pack. Lo mostra a una sorta di commissario, interpretato da Hugh Laurie (Dr. House), ma viene liquidato nel giro di un minuto con un: "Torna quando lo avrai fatto funzionare" (vista la simpatia, forse è proprio il Dr. House).

Una Bambina, collegata in qualche modo al Dr. House, assiste alla scena e semisegretamente invita il bambino a seguirla e lo conduce in una città futuristica, la Tomorrowland del titolo. La classica città del futuro con grattacieli che arrivano alle stelle, macchine volanti, robottoni e gente che circola con jet-pack. Non che si veda granché, comunque. Da quello che si arguisce in seguito, Tomorrowland si trova in una dimensione parallela.

Giorni nostri - Una Ragazza vive con il fratellino e il padre ingegnere aerospaziale. Questa Ragazza ha l'abitudine di andare ogni notte a sabotare i macchinari che stanno smantellando la base in cui lavora il padre. La logica di questo comportamento non mi è molto chiara. La base viene smantellata perché evidentemente manca lavoro ma non è che se interrompi lo smantellamento il lavoro ritorna. Boh, forse la Ragazza ha una visione ottimistica e pensa che, finché la base sta lì, le speranze che il lavoro ritorni non sono del tutto perdute. Diciamo che segue il consiglio di quel signore anziano che in uno spot gridava che l'ottimismo è il profumo della vita. Vabbè, e intanto le marmotte continuano a incartare la cioccolata.

Torniamo alla storia. Ritorna in scena la Bambina degli anni '60, non è invecchiata perché è un androide. La Bambina, senza mostrarsi a nessuno, mette tra le cose della Ragazza una spilla. Quando la Ragazza trova e tocca la spilla, si ritrova per due minuti a Tomorrowland; in realtà non è che ci vada veramente, vive bensì una esperienza illusoria tridimensionale in cui le sembra di trovarsi a Tomorrowland.

Dopo due minuti, la "visione" si interrompe perché finisce la batteria della spilla. La Ragazza inizia a fare delle ricerche in rete e scopre che un negozio, in un'altra città, potrebbe essere in qualche modo correlato alla spilla. Va al negozio e i due gestori, invece di darle informazioni, iniziano prima a bombardarla di domande perché vogliono sapere chi le ha dato la spilla, poi siccome non riescono a scoprire niente, la bombardano in senso un po' più letterale, usando armi laser.

A salvare la situazione, arriva la Bambina, che non si capisce perché non poteva dare la spilla direttamente in mano alla Ragazza, senza fare tanti sotterfugi, o al limite sorvergliarne i movimenti e palesarsi a lei prima che questa andasse in un'altra città. Ci si sarebbe risparmiati almeno mezz'ora inutile di film.

Bambina e Ragazza fuggono via in macchina; scappano perchè sono inseguite da dei robot cattivi. Non chiedete perché. Non c'è una motivazione logica. Mentre fuggono, la Bambina spiega alla Ragazza di averla scelta, dandole la spilla, per via del suo essere speciale e diverse volte, nel corso del film, la battono su questo tasto senza mai davvero spiegare in cosa consista la specialità della Ragazza. Sì, è una che non si perde d'animo, una ragazza positiva, ma la faccenda è lasciata abbastanza nel vago.

La Bambina dice che porterà la Ragazza a casa di un'altra persona speciale e cioè il bambino degli anni '60 che nel frattempo è cresciuto ed è diventato George Clooney. Tutti e tre insieme salveranno il mondo, o salveranno Tomorrowland, o l'universo, chissà. Alla Bambina non piace dare spiegazioni. Alla Bambina non piace che le si facciano domande. Per cui sia noi che la Ragazza continuiamo a non capire cosa stia succedendo.

La Bambina scarica la Ragazza fuori dalla casa di George Clooney e se ne va. Ma dove cavolo vai??? Non si sa, forse va a farsi oliare le rotelle o a fare un upgrade o a grattarsi gli ingranaggi bevendo un cocktail di protoni in un bar sui bastioni di Orione. Fatto sta che se ne va. Altri minuti inutili in cui la Ragazza cerca di parlare con George che non le vuole aprire la porta perché lui è stato bannato da Tomorrowland e non vuole più averci a che fare.

Barista di Orione
Nella casa di George ci sono un sacco di monitor e su uno di essi c'è un contatore che indica la probabilità che si verifichi la fine del mondo. Naturalmente il valore è 100%. Quando finalmente George e la Ragazza riescono a fare una conversazione, l'atteggiamento positivo e ottimista di lei fa sì che il contatore improvvisamente scenda a 99% e quindi lui capisce che lei è speciale.

Attenzione: sono già due minuti che non c'è una scena d'azione! Il regista e lo sceneggiatore temono che il pubblico si addormenti o peggio, che inizi a pensare. E quindi ecco che arrivano i robot cattivi a fare un po' di immotivata caciara. Non c'è bisogno che dica chi ha la meglio.

Ora, esultiamo insieme: Sua Altezza l'Infanta del Regno di Androidia ha deciso di concederci la grazia di ritornare in scena. L'allegro terzetto ha intenzione di andare a Tomorrowland e per far ciò deve prima teletrasportarsi sulla torre Eiffel sotto la cui base è nascosto un razzo che permetterà al trio di raggiungere la destinazione desiderata. Perché, udite udite, la dimensione parallela in cui sta Tomorrowland è stata scoperta nientemeno che da Tesla, Edison, Eiffel e Verne.

sabato 11 febbraio 2017

Titanic

Dopo 20 anni che questo film è uscito nelle sale e dopo che per 20 anni l'ho evitato, ora ho finalmente deciso di imbarcarmi nella titanica impresa di guardare 194 minuti di film.

  • Titanic: il film che ha vinto 11 oscar!
  • Titanic: il film che fino all'arrivo di Avatar è stato per anni quello che ha incassato di più!
  • Titanic: il film che, facendo un complicato calcolo a base di: inflazione del dollaro, analisi sociologica, analisi del prezzo dei biglietti del cinema dall'epoca dei Fratelli Lumiere a oggi e altri 107 parametri, si piazza al quarto posto nella lista dei film che hanno incassato di più in tutta la storia del cinema! Il calcolo è stato probabilmente fatto da Archimede Pitagorico, Hal 9000 e Pensiero Profondo (anche se quest'ultimo all'inizio aveva dato un altro numero).
  • Titanic: il film che ha lanciato l'allora baby-face DiCaprio nell'olimpo degli attori di Hollywood facendo impazzire le ragazzine di mezzo mondo!
  • Titanic: il film che ha stracciato le balle con la canzone "My Heart Will Go On", che perfino Kate Winslet ha detto che non ne poteva più di sentirla e che poi Celine Dion si è pure un po' incacchiata.

E quindi vediamo un po' cosa succede in questo filmone.
La storia inizia negli anni '90, allorché un figo cercatore di tesori si mette in testa di recuperare dal relitto del Titanic un diamantone gigante noto come "Cuore dell'Oceano". Lui e il suo collega nerd sono a bordo di un sottomarino e si muovono attorno alla nave affondata. Si vedono immagini suggestive del relitto, oggetti vari sparpagliati in giro. Anche un paio di occhiali che sembrano buttati lì un minuto prima: neanche una incrostazione o una lumaca di mare sulla lente. Potenza di Hollywood!

Il cercatore e il suo collega

Comunque, il cercatore figo e il suo collega nerd riescono a recuperare e portare in superficie una cassaforte. Con la stessa delicatezza con cui di solito si smista la spazzatura, il cercatore tira fuori dalla cassaforte un sacco di roba fangosa, perlopiù documenti. Non gliene frega minimamente di star maneggiando dei reperti dall'importanza storica, a lui gli frega solo che il diamante da oltre 50 carati non c'è.

Pulendo le carte dalla fanghiglia, però, salta fuori un disegno ritraente una donna nuda con al collo nientepopodimenoché il diamantone! (Naturalmente il disegno è perfettamente conservato, neanche una linea sbavata). La notizia del ritrovamento circola e si fa viva una vegliarda che dice di essere la donna del ritratto. Lei sul Titanic c'era.

Questa donna anziana si presenta al cospetto del cercatore figo e del suo amico nerd con l'intenzione di narrare loro la storia del naufragio e, per nessuna ragione apparente, il nerd le dà una spiegazione scientifica - a lei, una superstite - di come il Titanic abbia cozzato contro l'iceberg, di come si sia spezzato in due, di come la parte anteriore abbia iniziato a inabissarsi, di come la parte posteriore prima si sia alzata, poi si sia abbassata e poi di come entrambe le parti siano sprofondate negli abissi. Conclude il tutto dicendo:"Una figata!". Praticamente lo stesso tatto di una balena in un negozio di conchiglie. Alberto Angela non avrebbe mai detto una cosa del genere.

A questo punto, la vegliarda inizia il suo racconto e noi spettatori veniamo catapultati indietro nel tempo e ci troviamo nel porto da cui il Titanic sta per salpare.

Entra in scena Kate Winslet che interpreta la vecchia da giovane (chiaro no?). Non mi ricordo le prime parole che Kate pronuncia comunque il concetto è del tipo:"Ma dobbiamo proprio salire su questa bagnarola?". La ragazza sembra un po' spocchiosa ma in realtà è di umore nero perchè deve fare il viaggio con la madre e con il borioso fidanzato supertruccato e non sopporta nessuno dei due, né tantomeno l'ambiente di ricconi che le tocca frequentare. Quindi per lei, voglia di salpare pari a zero.

Cattivissimo fidanzato
dal trucco accentuato
Invece, in una bettola del porto, c'è DiCaprio, con un sacco di fondotinta in faccia, che interpreta un ragazzotto desiderossimo di salpare col Titanic e infatti sta giocando a poker con degli svedesi che hanno messo sul piatto il biglietto per la traversata. Per sua (s)fortuna vince un biglietto per sè e per il suo amico che, tutto contento, gli grida:"Figghiu di puttana!". (È solo nel doppiaggio italiano che c'è questa nuance sicula, nell'originale l'esclamazione è in normale italiano. Gli svedesi imprecano in svedese ma non ho conoscenza sufficiente della lingua per poter dire in quale dialetto lo fanno).

DiCaprio & friend salgono sulla nave all'ultimo secondo. Non appena ci mettono piede - e quando dico "non appena" lo intendo in senso letterale - la nave salpa. Manco fosse una metropolitana, che non appena la porta si chiude, il treno è già fuori dalla stazione.
Il capitano grida:"Avanti tutta!" e inizia un gran fermento: sottocoperta milioni di uomini gettano tonnellate di carbone nelle caldaie, fuoco e fiamme che neanche all'inferno, pistoni e stantuffi che si muovono freneticamente e via, la nave prende il largo.

Anche se presa da un altro film, è lei:
la mitica leva della velocità! La si vede
quando il capitano ordina l'avanti tutta
La sera del secondo giorno di navigazione, Kate (la chiamo così per semplicità) decide che piuttosto che sopportare ancora quelle persone insulse che le tocca frequentare, fidanzato fastidioso in primis, è meglio buttarsi in mare. È già fuori dal parapetto, pronta per il salto, quando sopraggiunge DiCaprio che, mettendo in azione il suo sex-appeal, in quattro e quattr'otto le fa cambiare idea.

Tra i due c'è subito intesa, la scintilla è scoccata. Il giorno dopo passano assieme un sacco di tempo, parlando d'arte (dal momento che lui fa disegni) e facendo a gara di sputi sul ponte. Naturalmente vengono beccati dalla madre snob di lei proprio mentre sono intenti in questa seconda occupazione.

Pressapoco a questo punto, si verifica il primo fatto grave: uno dei dirigenti della compagnia navale White Star - proprietaria del Titanic - parla con il capitano a proposito di aumentare la velocità di crociera allo scopo di arrivare a New York prima del previsto e ottenere grande visibilità sui giornali. Non si può dire se questa scena sia successa anche nella realtà, resta il fatto che il Titanic ha davvero mantenuto una velocità di navigazione troppo alta anche in zona iceberg, anche dopo aver ricevuto ripetuti avvertimenti e questo fatto è stato sicuramente cruciale e determinante nel verificarsi del disastro.

Tornando alla storia del film, DiCaprio viene invitato a cena al tavolo dei ricconi, dal momento che Kate ha detto a tutti che lui l'ha salvata mentre lei stava per cascare dalla nave. Quindi, come ricompensa, lui viene invitato a cena. Capirai che ricompensa, la madre e il fidanzato, quando non hanno la bocca impegnata a ruminare portate deluxe, la usano per sfottere DiCaprio di fronte a tutti. Comunque lui tiene testa ai ricconi antipatici e riesce nascostamente a dare a Kate un biglietto con la quale le chiede di incontrarsi dopo la cena. Si incontrano e lui le dice:"Sei pronta ad andare a una vera festa?".

E la porta negli alloggi di terza classe che sono praticamente diventati un discopub irla-scozzese: tutti che suonano, ballano, cantano, bevono. DiCaprio prima balla con una bambina, poi chiede a Kate di ballare ma la bambina non la prende bene e inizia a guardare la ragazza con occhi che sembrano lanciare pugnali. Kate dapprima fa la ritrosa poi invece si getta nel turbine delle danze tanto che DiCaprio quasi non riesce a starle dietro. Infine, Kate tira fuori il suo lato bad girl e si mette a fumare e bere birre da litro. Visti i precedenti con la gara degli sputi, mancava solo che sfidasse i rudi uomini a fare gara di rutti.

Occhi ostili guardano Kate mentre si sta divertendo nel discopub: sono quelli del maggiordomo del fidanzato, un individuo assai ficcanaso che non perde tempo a riferire al suo datore di lavoro riguardo la notte brava della ragazza. Per cui, la mattina dopo, Kate si becca prima un cazziatone dal fidanzato e poi anche dalla madre e finalmente noi spettatori capiamo perchè 'sta madre spinge così tanto la figlia a sposare uno che non sopporta. In pratica, madre e figlia hanno un sacco di debiti e il matrimonio è l'occasione per mettere a posto le finanze e sistemarsi. La madre prima gioca la carta della rabbia, poi invece la butta sul melodrammatico e con il labbro tremolante dice:"Vuoi forse vedermi lavorare...come camiciaia?". Poi chiude con una perla di saggezza:"Siamo donne ("oltre le gambe c'è di più!" cit. Sabrina Salerno e Jo Squillo). Non abbiamo mai scelte facili".

Nel pomeriggio Kate e altre persone vengono guidate dal progettista della nave a fare un giro. Incontrano il capitano che, proprio davanti a loro, riceve l'ennesimo avviso di attenzione ghiaccio. Il gruppo manifesta una certa preoccupazione ma il capitano pensa bene di tranquillizzarli dicendo che è normale trovare ghiaccio in quella stagione ma non bisogna preoccuparsi. Ci pensa lui: aumenterà la velocità! Mi sembra geniale come trovata. Il gruppo non ha una espressione molto tranquilla, dopo questa uscita.