giovedì 21 dicembre 2017

L'uomo dal vestito grigio

La gente normale recensisce l'ultimo Star Wars o il nuovo Blade Runner e io invece son qui a scrivere di un film di 60 anni fa che parla di un uomo col vestito grigio, che nell'originale inglese è di flanella, per di più. Mi sento un tantinello assurda.

Usano la flanella gli Jedi?

Ok, andiamo a iniziare, sempre che a questo punto non abbiate già desistito. Ricordatevi che alla fine ci sarà la chicca, che non so mica se è scritta da altre parti. Quindi o la leggete qui o vi dovete vedere il film (leggetela qui).

New York, 1953. Tom Rath (Gregory Peck) è un impiegato come tanti, sposato e con tre figli. Siccome la moglie insiste sempre più per comprare una casa migliore e lo accusa di non essere abbastanza ambizioso, Tom accetta un impiego ben remunerato presso una rete televisiva.

Un giorno, mentre va al lavoro, la visione di una giacca col collo di pelliccia gli riporta alla mente il periodo fatto in guerra, durante il quale aveva dovuto uccidere diverse persone tra cui un giovane soldato tedesco che portava proprio una giacca col collo in pelliccia.

I ricordi proseguono e Tom ripensa alla ragazza di Roma con cui aveva avuto un'intensa relazione prima di essere spedito in una pericolosa missione nel Sud Pacifico. Prima di salutarla definitivamente, la ragazza gli aveva detto di aspettare un figlio da lui. Glielo aveva detto soltanto a titolo informativo, senza chiedergli nulla.

Ma non c'è più tempo per i ricordi poiché il presente di Tom pare farsi sempre più stressante. Il nuovo lavoro non gli è del tutto chiaro e fatica a scrivere un discorso soddisfacente per il suo nuovo capo, un tipo iperattivo che vive solo per lavorare.

La moglie, da casalinga disperata, pare trasformarsi in esperta del settore immobiliare e vorrebbe frazionare in lotti edificabili un vasto terreno da loro ereditato.

Un domestico, che abitava nella casa che Tom ha ereditato insieme al terreno, asserisce di avere un documento comprovante che la casa spetterebbe a lui e vuole dargli battaglia legale.

Inoltre, dall'Italia giungono richieste di aiuto...

La grinta con cui un tipo dice a Gregory Peck che deve scrivere un discorso con più grinta

Il film dura ben due ore e mezza. Come? Sì, proprio due ore e mezza. Decisamente troppo. Per la versione italiana qualcuno ha avuto la felice idea di sforbiciare via una ventina di minuti, ma io mi sono vista l'edizione integrale. Ben fatta e recitata, ma decisamente troppo lunga. Una potatura da parte di Edward MdF non sarebbe stata inopportuna. Anacronistica forse, ma non inopportuna.

Prima di vedere il film ho letto metà del romanzo omonimo da cui è stato tratto. La lettura mi aveva preso bene perché la storia conteneva diverse idee interessanti. A metà libro ho deciso di vedere metà film e l'impressione è stata "mah". Il film riproponeva semplicemente gli eventi della storia, ma mi sembrava che avesse lasciato fuori proprio i concetti che nel libro mi erano parsi più interessanti.

Nel film mi sembra trovare ben poco spazio l'idea dell'individuo che deve vivere secondo schemi imposti e predefiniti, indipendentemente dai suoi desideri personali. A un individuo è richiesto di raggiungere certi obiettivi che faranno di lui un soggetto ammirato, realizzato e soddisfatto. Un bravo impiegato, soldato, marito, padre e così via. Nel libro, il protagonista si rende amaramente conto di come i progetti fatti con entusiasmo subito dopo la guerra si siano grosso modo realizzati, ma che sia rimasto ben poco dello spirito con cui erano stati fatti. L'uomo vive con la costante preoccupazione del futuro, getta qualche malinconico sguardo al passato, ma gode poco o nulla del presente.

Anche la moglie di Tom, nonostante abbia idee "espansivistiche", si rende tristemente conto, ad esempio, di come nel loro quartiere tutti siano sotto gli occhi di tutti. Ciascuno è sotto osservazione e valutato per quello che possiede, per i progressi economici che fa, per lo stile di vita che conduce. Chi va ad abitare in quel quartiere lo fa in genere in via temporanea, nell'attesa di potersi permettere qualcosa di "meglio". Chi invece non ha ambizioni e si trasferisce lì in via permanente viene giudicato dagli altri quasi come un paria e non degno, quindi, di essere preso in considerazione.

Nel film tutto viene presentato con una maggior morbidezza. Ad esempio, Tom non dice alla moglie cose del tipo: facile come voi mogli diciate ai mariti di esseri sinceri con i capi e poi chiediate: "Quando compriamo una macchina nuova?"

Poi però - sorpresa, sorpresa - anche il libro, nella seconda metà, perde il suo mordente. A parte che inserisce troppi elementi narrativi, tipo tutta la questione della lottizzazione del terreno ricevuto in eredità e a cui viene dato ampio spazio. Secondo me, tutta quella storia è un po' di troppo, anche perché se Tom rappresenta l'individuo americano medio, mi sembra un po' strano vederlo anche in qualità di aspirante palazzinaro.

Ma la cosa più deludente è la melassa con cui si risolve un po' tutto quanto. Io non ho niente in contrario alle liete fini però, insomma, se mi dai un'impronta realistica a una storia, poi me la devi mantenere e non sconfinare quasi nel fiabesco. Un esempio è rappresentato da Tom che dice al suo capo di non voler lavorare notte e giorno, ma di essere un tipo da orario 9-5 perché non vuole trascurare la famiglia. Il capo gli dice occhei e gli dà il lavoro perfetto, per giunta sotto casa, così non deve neanche prendere il treno per andare in ufficio. Omnia vincit amor, omnia vincit sinceritas, omnia vincit America.

Una cosa positiva, mantenuta anche nel film, è però la presa di posizione contro certi moralismi ipocriti che spesso ben tollerano cose che sarebbero da condannare, ma condannano cose che non lo sono per niente. Tom dice:"Dovrei sentirmi in colpa per avere un figlio illegittimo ma non per aver ucciso delle persone, sia pure in guerra? La vera colpa sarebbe se non me ne occupassi, di questo figlio!"

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E ora, come promesso, il momento della chicca!
C'è una scena che si svolge a Roma e che vede Gregory Peck e la sua ragazza arrivare in taxi a casa di lei. Nel libro, questa scena non ha niente di particolare: arrivati a destinazione, lui paga e insieme entrano in casa.
Nel film, Gregory Peck chiede al tassista-cocchiere:"Quanto costa?"
Il tassista gli risponde:"Mille lire".
Gregory sta già tirando fuori i soldi ma la ragazza si intromette esterrefatta:"Ma sta scherzando??"
Il cocchiere si imbizzarrisce:"Non sto parlando con lei, ma con il capitano e cosa vuole che ne sappia il forestiero del prezzo giusto? Si faccia gli affari suoi, del resto io so' povero mentre gli americani c'hanno un sacco de sordi". La ragazza rincara: "Ma lei crede sia onesto?" e lui: "Ma che onesto e onesto..vabbè ho capito".
Insomma al cocchiere tocca accontentarsi di 100 lire e dice pure:"Te possino ammazza'!"
Gregory lo saluta con un: "Take off, Mac" e lui:"Eh, teic off macche".
Insomma mi pare che già allora, oltreoceano, godevamo di grande stima! Oppure c'era già l'usanza, da parte di alcuni commercianti, di gonfiare i prezzi a dismisura con gli stranieri!

Ecco qui in corso le trattative al rialzo

Riassumendo, in un anno ho visto due film con Gregory Peck e nessuno dei due mi ha soddisfatto, non per colpa di Gregory, sia chiaro. L'altro film era Vacanze Romane che in questo post ho ampiamente sbeffeggiato. Ci riproverò con Il buio oltre la siepe e se anche quello non mi soddisferà, invece dei film con Gregory Peck, guarderò i cartoni di Woody Woodpecker!
HEHEHE HE HE!

36 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Meglio i cartoni del picchio credimi :-))). Detto questo è curioso il fatto che sia libro che film siano parzialmente deludenti. Di solito il cliché abituale è che il libro è meglio del film in toto, invece questa volta entrambi sono privi di mordente in molti momenti. Ho quasi avuto la sensazione che un medley tra le parti migliori del film e quelle del libro avrebbe potuto dare il risultato perfetto. Quanto alla chicca, è un classico che soprattutto allora ci vedessero così. Cmq se proprio non vuoi recensire " cartoni di Woody Woodpecker" potresti provare, se ti piace, con un film anche vecchio di Woody Allen :-)))

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    1. Diciamo che il libro vince ai punti, poi però deriva in una sorta di retorica all'americana.
      C'era un cartone del picchio, che non sono più riuscita a vedere, dove la sua faccia spuntava da tutti i lati dello schermo a ritmo di musica ridicola. E mi pare che al contempo anche sciasse forsennatamente con una slitta. Era molto divertente.
      Di Woody Allen ne ho visti parecchi, prima o poi mi verrò l'ispirazione per scrivere di lui.
      Certo che qua siamo passato da Gregory Peck a Woody Woodpecker a Woody Allen! Andremo a finire su Allen Ginsberg!

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  3. Beh, in certi casi allora le sforbiciate italiane dei distributori fanno bene davvero alla pellicola stessa XD

    Moz-

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    1. Sì, direi di sì. Non so bene cosa abbiano tolto ma ce n'era di roba eliminabile. Non perché malfatta, ma quando il film diventa troppo lungo e c'è troppa roba, perde di efficacia e diventa una specie di sceneggiatone. Quindi, giù di parrucchiere!

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  4. Ma sai che non conoscevo questo film? E sì che bene o male Gregory Peck mi è sempre piaciuto e mi sono visto i suoi film ogni volta ne ho avuto occasione. Dopo la recensione certo non correrò a cercarlo, però lo metto lo stesso in lista.
    La chicca è bella ma una domanda: tu che l'hai visto in originale, quel dialogo è in italiano anche lì? Le lire fanno parte del doppiaggio? Lo dico perché nel 1956 100 lire per un viaggio in taxi mi sembra un po' pochino...
    "Il buio oltre la siepe" è patrimonio americano: ogni avvocato di cinema e TV dice di aver iniziato la professione dopo averlo visto. Io ci provai da ragazzo ma mollai tipo a metà film: è morale zuccherosa che cola glassata dallo schermo!
    A questo punto, mi sento di consigliarti roba forte, che però magari hai già visto: "Il promontorio della paura" (Cape Fear, 1962), con la coppia d'assi Gregory Peck e Robert Mitchum (cattivissimo!), che interpretano magistralmente una storia tratta dal romanzo di uno dei maestri del noir, John D. MacDonald. Su bancarella l'ho trovato in Blu-ray a 1 euro così mi è capitato di rivederlo: sublime! ^_^
    Ho conosciuto Woody Allen a 12 anni(1986) e da allora ho provato tanti sentimenti nei suoi confronti, dall'amore viscerale all'indifferenza. Da anni non riesco più a vederlo, però...

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    1. Ecco così magari quando ti capiterà di vederlo mi dirai cosa ne pensi. Secondo me è un onesto prodotto di intrattenimento grondante di buoni sentimenti all'americana. Niente di che. Urca se anche il Buio oltre la siepe non va oltre una cosa di questo livello...
      Sì il dialogo è in italiano, devo vedere se nei titoli di coda c'è scritto qualcosa a proposito di quei dialoghi, se c'è l'autore. Mi ricordo che in 'Vacanze romane', dei dialoghi tra la Hepburn e la gente di Roma se ne erano occupati gente come la Cecchi D'amico, se non sbaglio, quindi in teoria gente che dovrebbe saperne. Mi chiedo inoltre se quel dialogo sia presente anche nell'edizione italiana o l'abbiano tranciato via.
      Devo vederlo il Promontorio, quei noir di quel periodo di solito mi piacciono. Mitchum (Marlowe) un grande comunque.
      In Woody Allen c'è un po' di tutto, credo abbia toccato parecchi generi e stili per cui non stento a credere che hai provato ogni sorta di sentimenti. Comunque mi manca tutta la sua più recente filmografia, l'ultimo che ho visto credo sia quello con Ewan McGregor ma non mi ha fatto certo strappare i capelli.

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    2. Il Promontorio della paura te lo consiglio caldamente! Così come ti consiglio di evitare il remake moderno, sebbene sia interpretato da Nick Nolte e Robert De Niro. De Niro gigioneggia da morire e il film sembra quasi una parodia: l'originale è sottile ma taglientissimo. E Mitchum cattivo fa davvero rabbrividire.
      Scopro che il romanzo originale l'ultima volta è apparso in Italia nel 1994, come "Bestsellers Mondadori", e in realtà è riapparso dagli anni Sessanta solo perché è uscito il remake al cinema.
      Ora sono curioso di confrontare le versioni italiana e originale del film che citi, per vedere come hanno tradotto il passaggio italiano. Se poi non ricordo male, ne "La banda degli onesti" (1956) si parlava di biglietti da diecimila lire, addirittura: mi sa che un viaggio in taxi costava di più di 100 lire...

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    3. Lo guarderò certamente, grazie della dritta.
      Sulla faccenda dei soldi ero andata a guardare quando ho visto Vacanze Romane che era del '53. Avevo visto che lo stipendio di un operaio nel 1950 era di 32.000£ e Gregory Peck si era fatto prestare 30.000£ per pagare lo champagne.
      Poi la Hepburn, con 1000£ si era comprata al mercato un paio di scarpe, un gelato e tagliata i capelli. Le era rimasto anche qualche spiccio. Un fioraio le aveva poi chiesto 1000£ per un mazzo di 10 fiori. Ecco, in questo mi sembrava ci fosse una spoporzione, cioè che il fioraio le chiedesse mille lire per un mazzo di fiori (che non mi sembravano rose rosse, per dire) ma che lei con poco meno di mille lire ci avesse fatto un po' di cose. Secondo te poteva essere?

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    4. Però, pensandoci, nel caso che nell'edizione italiana quella scena non sia stata tagliata, credo sia rimasta uguale perchè gli attori sono proprio italiani.

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  5. In effetti dici bene, la "buona" abitudine tutta italiana di gonfiare i prezzi ci caratterizza, ci facciamo sempre riconoscere! Non ho mai visto questo film, dovrò recuperare! Cheers

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    1. Ahahah, ci facciamo sempre riconoscere! In effetti ci riconoscono così tanto da inserire ex-novo una scena del genere, possibile? A meno che non si volesse far vedere che lei, a differenza del carrettiere, nonostante fosse una "ragazza conosciuta in un bar" fosse una persona onesta.
      Ecco, non farti troppe aspettative per il film, penso sia guardabile ma niente di che. Comunque facci sapere perché è sempre bello sentire le opinioni degli altri che magari ci vedono cose che non si aveva capito/notato.

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  6. Il Buio Oltre la Siepe è un capolavoro assoluto :) Comunque ti svelo un segreto Jedi: mutandoni di flanella!

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    1. Quindi ora, Kukuviza, hai due commenti opposti riguardo al film: starà a te guardarlo per capire da quale parte propendere :-P

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    2. Vedo già il titolo del prossimo spin-off: The Jedi with the long gray flannel underpants! Perfetto da lanciare nel periodo invernale!

      Qui la cosa si fa interessante. Il "Buio oltre la siepe" è un film da dibattito, quindi! Un film sfaccettato, che passa da capolavoro assoluto a film fortemente sconsigliato dai dentisti! Non me lo posso perdere, a questo punto e sono curiosa della reazione che avrò. Mi salirà il tasso glicemico oppure metterò la parrucca bianca forense?

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    3. Temo sia uno di quei film che vanno visti al momento giusto, e io devo aver sbagliato momento :-P

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    4. Sì, è un fattore da tenere in considerazione. Mi ricordo di un libro di King, "Uscita per l'inferno", che poco prima dei 20 anni ho iniziato a leggere per credo 3 volte, fermandomi ogni volta perché non riuscivo a superare un certo numero di pagine. Non mi piaceva per niente. Dopo una decina di anni ci ho riprovato e l'ho letto in un attimo.

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  7. Sì, per i libri è anche peggio. Se prendi il libro giusto al momento sbagliato è una tortura. Ti bruci bei titoli.
    Quel romanzo di King, a memoria, l'ho letto che avevo circa 17 o 18 anni. E' stato uno dei primi semplicemente perché era il più "piccolo" :-P L'ho letto d'un fiato ma se dovessi dirti cosa mi ricordo... un bel niente! Però considera che dopo mi sono ingollato venti romanzi di King tutti d'un fiato, quindi i titoli storici hanno scalzato quello minore ;-)

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    1. Sì anche a me capita, quando ne leggo troppi dello stesso autore e in un periodo limitato, poi faccio un gran casino e mi dimentico spesso cosa ho letto, non riesco bene ad associare la trama al titolo.
      Quello lì dell'Uscita era un libro che usciva un po' dal filone kinghesco, era più realistico e non c'erano elementi soprannaturali, mi pare addirittura scritto sotto pseudonimo.

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  8. Sì, è uno degli storici titoli firmati Richard Bachman, quello che credo mi sia piaciuto meno. DI quelli gli ho preferito titoli come Ossessione (che trattava storie di scolari com'ero io) o L'uomo in fuga (di cui adoravo il film con Schwarzy).
    Anni dopo mi è capitato con un romanzo di tutt'altro genere: "I demoni" di Dostoevskij, nato proprio da quel progetto di cui parlavo nella recensione del film con Gregory Peck (Vedi? Siamo ancora In Topic ^_^)
    Dopo un paio di tentativi falliti, in cui mi sembrava che il romanzo fosse troppo lontano dai miei gusti, sono riuscito "ad entrare", ed ora lo considero fra le opere migliori che io abbia mai letto, amandolo visceralmente e profondamente. (Se gli i giornalisti sapessero che i "demoni" sono terroristi che preparano attentati, questo libro sarebbe di scottante attualità!)

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    1. Mediamente non mi sembra che i giornalisti abbiano un grande livello culturale.
      Comunque di King, non so perché, avrò letto solo un 6-7 libri. Non so perché così pochi, quelli che ho letto mi sono in linea di massima piaciuti tutti però, per qualche motivo, quando ne leggo uno suo devo avere l'ispirazione giusta.
      A proposito di ri-letture e ri-visioni, hai scritto da non molto un post su un film che avevi visto e che ti sei stupito di come lo avevi valutato bene ma rivedendolo hai cambiato commpletamente idea. Penso che anche io proverò più avanti a fare dei ri-post di film già visti. Ha un suo fascino questa mutevolezza delle impressioni a seconda del momento/tempo.

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    2. E' una sensazione stranissima, che mi è capitata molto spesso. Anche perché con il Zinefilo mi lancio in cicli e rassegne per cui devo rispolverare film magari visti trent'anni prima, e il gusto cambia parecchio in tanti anni. Però è sorprendente come film che ricordavo divertentissimi non hanno neanche un nano secondo di umorismo, così come film che ricordavo almeno decenti ora li considero indecenti. Altre volte invece confermo e anzi rilancio la mia opinione: sono probabilmente l'unico al mondo a considerare "Fracchia contro Dracula" un film brutto oltre ogni sopportazione, e questa mia opinione di trent'anni fa ha trovato perfetta simmetria con quella di oggi, anzi semmai l'ho trovato ancora più brutto di quando l'ho visto la prima volta. (E quel che è peggio è che non fa ridere, mentre ogni persona che ho incontrato nella vita me l'ha spacciato come il più grande capolavoro comico della storia dell'umanità: quando poi chiedo di citarmi almeno un passaggio dove farebbe ridere, di solito non c'è risposta o viene citata una scena in cui al massimo l'intervistato dice di aver sorriso.)
      Dovresti provare con qualche titolo che hai visto tanto tempo fa, e vedere se oggi confermi l'opinione che ti eri fatta allora.

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    3. Un esempio recente che mi viene in mente è "Come sposare un miliardario" che avevo visto anni fa e poi l'ho rivisto l'anno scorso, proprio durante le vacanze.
      La prima volta l'ho trovato gradevole ma l'anno scorso mi ha infastidito. Sarò io che non ho capito l'ironia però mi innervosivano queste donne che come unico obiettivo avevano quello di impalmare il riccone. Il fatto è che la satira di solito esagera le cose ma a me pare che nella realtà ci siano sul serio persone così vacue (e le tipe nel film a me sembravano proprio vacue) e inoltre venivano fatte passare per simpatiche. Ma sarò io che mi perdo qualcosa perché di quel film ne parlano tutti bene. In sè è fatto bene ma in definitiva mi urta.

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    4. Ma intendi il film con Marilyn Monroe? Non ricordo se l'ho visto ma a naso mi viene da darti ragione: il genere commedia romantica non è cambiato molto nel corso delle decadi, e "ricevere il brillone dal riccone" temo sia ancora un soggetto ben quotato.
      Tempo fa per un ciclo sul basket al cinema ho visto un film che non avrei mai visto altrimenti: "In punta di piedi" (1960), con protagonisti Anthony Perkins e Jane Fonda ragazzini. Indovina un po'? Viene chiaramente e nitidamente detto che l'unico motivo per cui una ragazza va all'università è per trovare un buon marito che la mantenga. Non è un "sottotesto": lo dice proprio Jane Fonda a chiare lettere! Ripeto: Jane Fonda! Ovviamente era nel copione e lei non era ancora la Jane Fonda che diventerà da adulta, ma è incredibile il livello di "morale" che il cinema propinava.
      Il genere romantico temo che veda l'emancipazione femminile così come il genere horror vede l'invenzione del cellulare: un elemento impossibile da inserire bene nelle trame consuete! :-P

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    5. Proprio quello con Marilyn. Credo che l'ironia consistesse nel fatto che queste tipe avevano in pratica messo su quasi un'organizzazione per accalappiare nel modo più efficace almeno un riccone per sistemarsi tutte e tre. Il fatto è che non mi pare che la realtà sia tanto distante.

      Chissà la Jane come avrà poi ripensato a quel film! Perkins invece è passato dall'impalmare all'impagliare.

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    6. ahahaha se un giorno recensirò mai "Psycho", userò la tua frase come lancio :-D
      Ho dei vaghi ricordi di quel film con la Monroe, ma forse lo confondo con "Gli uomini preferiscono le bionde": anche lì non si parlava di lei e un'amica che vanno in nave a cercare mariti benestanti?
      Mi sa che comunque Jane Fonda avrà fatto di tutto per dimenticare quel filmettino :-P

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    7. Quello degli uomini che preferiscono le bionde, se l'ho visto, è stato eoni fa e l'ho cancellato dalla memoria.
      Comunque la Kidman ha comprato i diritti per la sceneggiatura (o soggetto) di quello su come sposare un miliardario e vorrebbe farne un remake. Bah.

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  9. Torno alla carica perché ho visto il film, nella sua versione italiana: dura mezz'ora di meno di quella che hai visto tu ma per me è durata almeno tre ore di troppo! :-D
    Scherzi a parte, volevo colmare questa mia lacuna nella filmografia di Peck ma certo non posso dirmi soddisfatto del film: diciamo che non è per queste produzioni che è diventato famoso. Condivido il tuo parere che non fa un bell'effetto tirar fuori così tanti problemi per poi risolvere tutto in odore di fiaba.
    Sarò un gretto maschilista, ma onestamente a me la moglie è sembrata una Lady Macbeth troppo esagerata! Ogni problema del film è nato da lei, che in ogni istante vuole fare il passo più lungo della gamba e ha messo mille volte a rischio l'intera famiglia: se non fosse stato per la fortuna fiabesca con cui i problemi tendevano a risolversi da soli, la moglie avrebbe sfasciato la famiglia già ad inizio film! E quel suo continuo rimbrotto che Peck non era più l'uomo di quand'era in guerra: ma cosa voleva, che andasse in giro ad ammazzare la gente?
    Io immagino che il romanzo sia più complesso e magari tratteggi la moglie come personaggio che stimola il protagonista a non adagiarsi nella quotidianità, o che so io: nel film però è davvero odiosa!
    Insomma, l'atmosfera dei guai cercati con il lanternino, e per di più la costante lamentela della moglie, mi ha reso non proprio soddisfatto del film. E' incredibile come con quella durata non sia riuscito a lasciar spazio per far capire gli altri personaggi: i figli sono macchiette, l'avvocato di famiglia in pratica appare a metà film e si comporta come se fosse un personaggio importante (ed è pure un attore fmaoso), quando in realtà è pura tappezzeria. Serve solo a chiudere la storia benedicendo Dio, che per gli anni Cinquanta americani è pure normale :-P
    Chiudo con la scena italiana, che è un capolavoro!!!! Non so se il doppiaggio che ho sentito io è quello del film al suo arrivo nel nostro Paese o se è stato ridoppiato per l'edizione DVD 2007, ma credo nella prima opzione.
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    Vetturino: «Se vonno scenne, ce semo.»
    Peck: «Quant'è?»
    Vetturino: «Un sacco» (ahahahahaha MITICO)
    Donna: «Che? Mille lire?»
    Vetturino (alla donna): «Io co' te nun ce parlo: io parlo co' l'America!»
    Donna: «Ma che, stai scherzando? Mille lire?»
    Vetturino: «Aho, e mo' la Quinta Armata s'è fatta l'avvocato? Ma de che ti impicci tu? Io so' morto de fame e questi co' mille lire ce se vanno vento.»
    Donna: «Allora con questo ragionamento rubare è lecito, vero?»
    Vetturino: «Ma che lecito, ma guarda 'n po' che tipo. Ho capito.»
    Donna: «Eccote cinquecento, e sono anche troppe: buona sera, eh?»
    Vetturino: (facendo ballare la banconota) «Ma che ce faccio? Ma va' a magna' er sapone.»
    Peck: «Basta adesso.»
    Vetturino: «Sì, basta. (al cavallo) Annamo, Spartaco.»
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    Visto che la scena si svolte nella Seconda guerra mondiale, quindi nei primi anni Quaranta italiani, temo che il doppiaggio esageri: chissà se riesco a trovare informazioni su che potere d'acquisto avessero mille lire all'epoca. E dubito che, come si vede nel film, ci fossero banconote da cinquecento lire: mi tengo da parte questa chicca per futuri speciali ^_^
    Ah, la Golem Video deve aver letto la tua recensione, perché scopro che su Amazon danno il film in ristampa per il 31 gennaio 2018! ^_^

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    1. Sì è praticamente un sceneggiato, una fiction che in tv verrebbe trasmessa in due serate!
      Ho letto un paio di opinioni su imdb e devi vedere che lodi ne tessono (almeno quelle che ho letto io) e pure della moglie! E che critica avanguardista dei workaholic, dicono! Ma figuriamoci.
      Nel libro la moglie mi sembra perfino peggio, la batte con sta storia della casa, poi la vende e fa traslocare la famiglia in due giorni (che a lui gli viene un colpo). E poi insiste con questo progetto edilizio con cui diventeranno ricconi. Poi di punto in bianco, una mattina si mette a fare la salutista, anche se poi la cosa non si capisce che sviluppi ha. Mitica la donna che grida, che va ad aiutare a fare i lavori domestici quando la moglie si becca la varicella, e nel libro dice a Peck:"Secondo me sua moglie finge di essere ammalata!" :D

      Forse, ma ho l'impressione che nel film ci sia una maggior critica verso la tv, ci sono un po' di scene in cui si vedono i figli ipnotizzati e non salutano manco il padre e pure il capo di lui gli dice di sbarazzarsene della tv se gli impedisce il dialogo coi figli. Mi sembra che nel libro la cosa si un po' più neutra. Mi era venuta la balzana idea che forse era il periodo in cui il cinema era un po' in crisi perché la gente era affascinata dal nuovo mezzo televisivo, ma non so, mi era venuta in mente questa cosa, una specie di critica "subliminale".

      Mitica la scena italiana!! L'hanno colorita alquanto!! Hai visto se c'è qualche riferimento a chi ha fatto i dialoghi italiani?
      Ma si riesce a vedere da quanto è la banconota? Nella versione ameregana dicevano 100 lire.
      Hanno perfino cambiato il nome al cavallo, mi pare fosse Carletto nell'originale. Spartaco, nientemeno!!

      Ma proprio questo film devono ristampare?? Non credo se ne senta tutta questa necessità!

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    2. Quello della televisione sembra uno dei tanto argomenti sollevati e poi dimenticati. Quella scena western con i cavalli che corrono si vede anche nell'ufficio di Peck, credo sia stata girata appositamente perché i cavalli non arrivano mai da nessuna parte. Se ricordi, ad un certo punto pure Peck, che entra in stanza per dire ai figli di spegnere la TV, rimane rapito e si siede a guardare come in trance. Possibile lanciare così tanti spunti per poi semplicemente ignorarli? Qualsiasi cosa volesse dire il regista-sceneggiatore, semplicemente si è dimenticato di dirla...
      Il sito di doppiaggio di Antonio Genna cita i nomi dei doppiatori degli attori, ma non il direttore del doppiaggio, che teoricamente è quello che decide come cambiare i testi, d'accordo col traduttore. Purtroppo la banconota è inquadrata troppo da lontano per capire cosa sia...
      La critica a chi lavora troppo mi sembra talmente eterea che si può benissimo ignorare. Ricordo che negli anni '80, quando l'esaltazione dell'impegno lavorativo 24 ore al giorno era totale, Tom Hanks fece uno dei suoi film peggiori in cui prendeva una decisione che appariva incredibile e controtendenza, presentata come se fosse qualcosa di assurdo che nessuno avrebbe mai fatto: invece di murarsi vivo in un ufficio badava al padre malato, prendendoselo in casa. Per un americano dell'epoca immagino fosse l'abominio più totale :-D

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    3. Effettivamente avevo notato il filmato western ma non che fosse sempre lo stesso. Sì, alla fine, che cacchio vuol dire?
      Anche l'avvocato che citavi sopra, in pratica sembra che l'unica sua funzione fosse quella di sbrogliare la faccenda col domestico che voleva prendersi la casa. Anche questa è una linea narrativa di cui francamente non si sentiva l'esigenza. Troppe cose e poi nessuna davvero a fuoco.
      In teoria è il capo di Peck che rappresenta il modello workaholic, solo che non ha senso perché lui è fatto così, è uno di quello che vivono per il lavoro ma secondo me non ha senso usarlo come critica di quel tipo di sistema. Diverso sarebbe stato se Peck fosse stato costretto anche lui a lavorare 24h/24 perché altrimenti non riusciva a portare avanti la baracca e allora si poteva fare un discorso di qualità di vita/lavoro, al limite. Anche perché ogni tanto parlano di "rat race" ma mi pare che la cosa rimanga sulla carta. Lui prima lavora in una fondazione dove mi pare che il lavoro fosse di tutto riposo, quando entra nel "business" non è che sia in competizione con nessuno, in realtà. E' lì che deve scrivere 'sto discorso ma non viene data l'impressione che ci sia sempre qualcuno che gli vuole fare le scarpe.
      Ne ha di peccke sto film, povero Peck, comunque non è colpa sua.

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    4. Ho colmato una lacuna, ho trovato una chicca di doppiaggio su cui prima o poi ci farò un post e ho fatto quello che più mi piace: parlare di film con persone interessanti. Quindi per me questo piccolo film ha dato grandi soddisfazioni ^_^

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    5. Ah ah a small step for cinematography, a satisfactory leap for the zinephilus.

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    6. Mi è venuta in mente una cosa su Vacanze Romane, una cosa strana nel doppiaggio, se leggi il post che ho scritto (sopra c'è il link) tempo fa. Non occorre che leggi tutto, basta che scrolli alla faccenda del bocconcino. A me è sembrata strana, ma magari tu e Evit siete più esperti.

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  10. Gli altri commentatori se per caso avevano avuto ma proprio un centesimo di idea di vedere il film, dopo questa stroncatura credo che se ne guarderanno bene.

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